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Come conciliare necessità estetiche e sismiche in aree vincolate

Palazzo Castellani a Venzone (UD): soluzioni attuali per un edificio storico, vincolato dalla Sovrintendenza, destinato ad abitazione popolare di pregio
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venzone veduta aerea

Palazzo Castellani: cosa è accaduto

Venzone è un villaggio fortificato di antichissima memoria: insediamento urbano attivo fin dal VII secolo, considerato un autentico capolavoro di ingegneria militare - unico in Friuli per via della sua duplice cerchia di mura scandita da 16 torri e fossato realizzato nel 1258, è stato teatro di un’intensa vitalità di traffici e merci per molti secoli, grazie alla sua posizione strategica.
Il terremoto del 1976, con la sua scossa di maggio che ha devastato ogni cosa, e quella di settembre, che ha demolito quel che ancora restava in piedi, ne ha decretato la distruzione, così come è avvenuto per molte cittadine limitrofe.
La caparbietà e la laboriosità della popolazione locale, che fin da subito non si è persa d’animo, hanno ridato vita a questo luogo, già dichiarato Monumento Nazionale nel 1965 e nominato Borgo dei Borghi nel 2017.

 

 

Il Palazzo rappresenta l’insula n. 12 dell’antico centro abitato di Venzone: un edificio storico da sempre adibito alla residenza, ubicato accanto alla porta Nord di accesso al borgo.
Quando è avvenuto il terremoto i soccorritori, nel tentativo di accedere rapidamente ai luoghi e trovandosi immediatamente davanti a ciò che restava del palazzo, dovendo privilegiare - come è naturale – il salvataggio delle persone, hanno inconsapevolmente demolito quel poco che ne restava per realizzare un piazzale d’emergenza.

Sono stati gli abitanti del posto ad indicare immediatamente la necessità di fermarsi ed individuare differenti modalità di accesso e di soccorso, con un approccio di salvaguardia delle macerie, affinchè si potesse, come effettivamente è accaduto, ricostruire com’era. Un rispetto ed un amore per il luogo che ancora sono tangibili.

Venzone è rinato dov’era e com’era e rappresenta un esempio importante di conservazione e tutela del patrimonio storico-culturale. Da subito è stato oggetto di un’accuratissima operazione di anastilosi: una tecnica di ricostruzione filologica che vede la ricollocazione originaria degli elementi lapidei recuperati ad integrazione di quelli distrutti, che ha permesso di recuperare pietra su pietra i monumenti (il Duomo, il Palazzo Municipale, la fontana, i palazzi) e le cinta murarie, nel pieno rispetto dell’antico tessuto urbanistico ed edilizio, sulla base delle fonti documentali e fotografiche.
Un programma puntuale voluto dal Comune che si è concluso con Palazzo Castellani, penultimo tassello necessario a concludere definitivamente la ricostruzione.

Palazzo Castellani prima e dopo

Da Palazzo a residenza popolare di pregio

La cittadella murata di Venzone è soggetta a un vincolo monumentale della Sovrintendenza per i Beni e le Attività Culturali del Friuli - Venezia Giulia sin dal 1981: un vincolo che naturalmente si estende anche a Palazzo Castellani per il quale si è dovuta prevedere una ricostruzione ex novo nel pieno rispetto delle preesistenze.
L’edificio, oggi di proprietà dell’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Alto Friuli (ATER), è stato realizzato con i fondi destinati alla ricostruzione legati ad un bando nazionale del 2009 assegnato all’Ater nel 2011 ed è stato ripensato come una residenza popolare per 8 alloggi: si dovevano, pertanto, rispettare le numerose prescrizioni dell’edificazione residenziale popolare preservando tuttavia le caratteristiche di pregio dell’immobile.
Anche le caratteristiche locali sono estremamente condizionanti: siamo in presenza di un altissimo rischio sismico in una zona estremamente ventosa, soggetta ad intensa piovosità e (un tempo) nevosità.

Ecco che in Palazzo Castellani converge, così, una serie di vincoli importanti:

  • di tutela storico/artistica
  • sismici
  • climatici
  • legati alla destinazione residenziale popolare
  • economici e manutentivi
  • rispettosi delle numerose normative vigenti (in termini energetici, di sicurezza, di accessibilità…).

ATER ha gestito l’intero iter: dalla progettazione, alla gestione della direzione dei lavori e della sicurezza, alla stipula dei contratti, alle forniture, alla selezione dell’impresa esecutrice.

Palazzo Castellani rappresenta il “fiore all’occhiello” dell’Ente: la sintesi di una buona e attenta progettazione che deriva dal dialogo costruttivo che è stato condotto sin dall’inizio tra chi realizza (l’ATER stesso), chi controlla la corretta definizione del progetto (il Comune) e chi vigila (la Sovrintendenza). Non di meno è da ricordare il ruolo dell’Impresa che, pur non essendo locale, è riuscita a riproporre con grande maestria e attenzione le tipologie costruttive del posto, coniugandole con le difficoltà logistiche dell’operare in un centro storico.

Agli interventi strutturali è stata posta una grandissima attenzione:

  • l’apparato murario è realizzato interamente in cls armato
  • ogni manufatto decorativo o rivestimento lapideo non è mai semplicemente appoggiato, ma ancorato saldamente alla struttura con elementi in acciaio adeguatamente “nascosti” nella muratura.

Per rispondere alle attuali esigenze energetiche, pur nel rispetto dei vincoli della Sovrintendenza, sono state posizionate 4 sonde geotermiche che attingono al torrente posto al di sotto del palazzo ad una profondità di 80 metri sotto il livello del suolo, unitamente ad una pompa di calore e ad un sistema di pavimento radiante.
Un cappotto interno realizzato con 16 cm di lana di roccia si unisce all’involucro murario, con una finitura interna in cartongesso.

Ogni singolo dettaglio è stato ricostruito minutamente da maestranze locali, richiamandosi ai disegni originari derivanti dalle fonti documentali: ringhiere in ferro battuto, davanzali e soglie, modanature e cornici, quest’ultime tutte realizzate tassativamente in pietra locale piena, così come la pavimentazione della piccola corte centrale.

Naturalmente il tributo alla storicità ed alla tutela e valorizzazione del preesistente hanno dovuto conciliarsi con le esigenze più attuali: ecco che così il disegno bombato della ringhiera del balcone sulla via Mistruzzi deve rispettare le caratteristiche funzionali e di sicurezza di oggi. E la destinazione a residenza plurifamiliare richiede la presenza di un ascensore. 
Si tratta pertanto di una ricostruzione minuta ed accurata, attualizzata. 

Le soluzioni in copertura


Tutte le considerazioni sopra esposte sono valse, naturalmente, anche per la copertura.
La corte dell’insula è perimetrata da una manica coperta da un tetto a doppia falda dalla tipologia a capanna, posta ad una quota più elevata e lungo gli altri tre da manufatti conclusi da monofalde più basse.
Anche in questo caso è risultato vincente il dialogo tra L’ATER e BMI Italia, che, in relazione alle particolarità dell’intervento ha suggerito i prodotti più adeguati:

  • sotto il profilo strutturale è stata realizzata una struttura lamellare con una trave a boomerang, dimensionata sulla base delle indicazioni
  • normative e in considerazione delle forti spinte della neve e soprattutto sismiche;
  • l’isolamento del tetto è realizzato da una stratigrafia interagente ventilata definita da uno strato di fibra di legno da 12 cm, doppio assito, membrane traspiranti e impermeabilizzanti e doppia listellatura lignea.

Il manto di copertura necessitava di una particolare attenzione, bisognava considerare:

  • le caratteristiche del clima anche nelle sue condizioni estreme
  • le esigenze estetiche che si dovevano richiamare alla tradizione in termini di forma e colore
  • la necessità di stabilità massima, considerando non solo le condizioni sismiche ma anche le elevate pendenze presenti.

Per questo è stato scelto il Coppo del Borgo di Wierer, innovativo nella forma ma aderente al tradizionale coppo nella percezione estetica, facile da posare, estremamente stabile per via delle sue modalità di posa e di unione tra i vari elementi.
Coppo del Borgo, non da ultimo, rappresentava anche la giusta sintesi tra un costo contenuto e una bassa necessità manutentiva, elementi non trascurabili specie in interventi di natura pubblica. BMI Italia fornisce su questa tegola una garanzia di 50 anni.

Coppo del Borgo ha rappresentato la soluzione semplice, tradizionale, bella ed attuale che la Committenza desiderava: per questo è stata analizzata ed ha ottenuto l’autorizzazione della Sovrintendenza.

La tegola è dotata di naselli e denti di aggancio che ne assicurano la stabilità; inoltre sono sufficienti 7,5 pezzi al metro quadro per ottenere una copertura salda e resistente alle intemperie.

Non è stato previsto l’inserimento di tegole paraneve, ritenute dalla Sovrintendenza troppo impattanti sotto il profilo estetico e per questo sono stati posizionati dei ganci metallici fermaneve, più esili e meno evidenti, pur nel rispetto della normativa in termini numerici e distributivi.

La copertura si conclude con il posizionamento di tre dispositivi di linee vita indeformabili, che consentono di operare in copertura in sicurezza.
Sono le parole della Committenza a riassumere nella miglior formula possibile il valore del Coppo del Borgo: “un prodotto che, nella sua tecnologia avanzata, dà un valore di riproduzione estetica che è assolutamente compatibile con quello che era richiesto dalla Sovrintendenza”.

Si ringraziano l’ing. Giovanni Rainis e l’ing. Matteo Saveri dell’ATER Alto Friuli.

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