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Il rifacimento di una copertura tradizionale nei centri storici

Come ripristinare la funzionalità del manto in coppi in argilla nel rispetto delle prerogative storico/architettoniche e delle indicazioni normative
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veduta castello Fossano

Cosa si richiede ad un manto di copertura del centro storico

In Italia sono numerose le zone soggette a norme e vincoli che regolano il paesaggio, i beni e le zone di interesse storico/artistico. I centri storici e gli ambiti territoriali di particolare pregio sono governati da prescrizioni che tutelano e valorizzano, tra gli altri aspetti, anche i sistemi costruttivi ed i materiali tipici di quell’ambito, consolidatisi nei secoli.

Intervenire con operazioni di ristrutturazione sulla costruzione localizzata in un nucleo storico o in contesti paesaggistici tutelati può sembrare complesso e le richieste degli enti locali ci possono sembrare eccessive e forzate.
Di fatto quel che si impone è di richiamarsi alle modalità più consone ed integrate al contesto nel quale ci si trova, rifacendosi alla tipicità locale.

L’intervento di cui raccontiamo riguarda il Castello dei Principi D’Acaja a Fossano (CN) : pur essendo un caso certamente aulico contempla, di fatto, le stesse lavorazioni che si devono prevedere quando è necessario rifare la copertura di un edificio posto in centro storico od in una borgata rurale di pregio.
La funzionalità di un tetto così com’è concepito oggi è la medesima, sia che si operi su un edificio realizzato ex novo, sia su una preesistenza. 
Il tetto contribuisce in modo sostanziale a proteggerci dalle intemperie ed oggi deve anche intervenire a migliorare le prestazioni energetico/acustiche dell’edificio.
Deve, inoltre, essere stabile - in termini statici ma anche di garanzia dell’incolumità dei cittadini - e realizzare un luogo di lavoro in quota sicuro quando necessita di manutenzione od altre lavorazioni specifiche.
Quando ci si trova in un centro storico od in una borgata rurale tutelata, tuttavia, si deve porre particolare attenzione agli aspetti percettivi, compositivi e di inserimento armonico.
Ci si deve confrontare con maggior attenzione con il principio di “decoro del prodotto edilizio” e di “armonizzazione con il contesto paesaggistico”. 
E’ necessario, perciò, richiamarsi ad un corretto utilizzo dei materiali e dei colori dominanti dell’esistente, alle buone pratiche ed alla regola dell’arte dei sistemi che si sono consolidati e tramandati nei secoli. Questi concetti si dovranno tradurre su tutte le componenti costitutive dell’immobile, quindi anche sulla copertura.
L’ attenzione progettuale ed esecutiva dovrà riguardare parametri quali:

  • le geometrie: in gran parte dell’Italia si privilegia il tetto a falde con le pendenze originali rispettando le giaciture delle strutture portanti, le quote di imposta e di colmo
  • le strutture: generalmente si indica di riproporre tal quali le orditure e le capriate lignee, e si suggerisce il preminente consolidamento di murature portanti, volte e solai secondo tecniche di consolidamento tradizionali
  • il manto, assecondando forme e colori tipici del luogo
  • gli sporti ed i porticati, da lasciare a vista in termini di orditura e di manto
  • i canali di gronda e pluviali secondo materiali e fogge tipiche (cicogne, ancoraggi, dimensione degli elementi…)

Alle prescrizioni degli strumenti urbanistici e di tutela espressi alle varie scale territoriali possono aggiungersi le eventuali indicazioni specifiche della Sovrintendenza locale.

 

Le condizioni del Castello: necessità di intervento

L’avvicendarsi nel tempo di molteplici destinazioni del Castello, che oggi è il centro di riferimento culturale e di aggregazione cittadina oltre che luogo turistico, hanno determinato una moltitudine di trasformazioni fisiche delle sue strutture e dato luogo ad interventi di manutenzione più o meno consistenti. Solo a partire dagli anni ’60 del Novecento il Castello si troverà al centro di interventi di recupero; è in questi anni che la Sovrintendenza interverrà con l’eliminazione delle numerose superfetazioni che si sono via via addensate sul nucleo centrale (ad es. le caserme laterali), recuperando il fossato e conferendone nuovamente la sua antica veste cinquecentesca.
L’architetto Guido Aragona di Torino, sta curando la direzione dell’ultima fase dei lavori previsti, riguardanti nello specifico:

  • il rifacimento degli intonaci decorativi di facciata, che avevano subito rigonfiamenti e distacchi per opera delle intemperie
  • il restauro delle coperture

I tetti, tipicamente a falde inclinate a capanna ed a padiglione, coprono il corpo centrale che si attesta intorno al cortile centrale e le 4 torri a pianta quadrata poste sulle direttrici diagonali; negli anni Ottanta erano già stati oggetto di intervento ma necessitavano di nuove lavorazioni più consistenti:

  • il manto in coppi risultava instabile e smosso, con conseguenti problemi di infiltrazioni sulle strutture sottostanti
  • Alcune parti dell’orditura lignea principale e secondaria sono state rimosse e ridefinite, anche attraverso consolidamenti e rifacimenti (accoppiamenti travi, assiti..). Questo perché su edifici di questo genere si privilegia la salvaguardia delle strutture preesistenti ed il mantenimento delle giaciture e delle quote di imposta e di colmo dei tetti, attraverso l’impiego esclusivamente di tecniche di consolidamento e materiali tradizionali. Solo a seguito di approfondite e documentate verifiche tecniche che dimostrino che gli elementi strutturali non sono più recuperabili se ne ammetterà la sostituzione, parziale o totale
  •  In assenza di esigenze particolari di natura termica, data la presenza di “tetti freddi” non destinati ad attività umane, non è stato necessario inserire alcuna stratigrafia isolante.
  • Il progettista ha optato per l’inserimento di pannelli metallici ondulati a supporto del nuovo manto.
  • Per effetto delle prescrizioni normative locali, che dettano la necessità di ricostruire i manti utilizzando vecchi coppi piemontesi di recupero potendo frammistarli ai nuovi, assecondando la conservazione delle caratteristiche tipologiche esistenti dell’edificio e del contesto, è stato possibile posare su lastre sottocoppo metalliche nuovi coppi di canale, appoggiando sopra i coppi di coperta recuperati e agganciati singolarmente.
  • Sono state riviste le lattonerie e gli elementi di raccolta e sgrondo delle acque piovane.
  • Si è intervenuti inserendo dispositivi anticaduta nel rispetto della Normativa della Regione Piemonte
 

Il coppo canale di Braas

Da quanto abbiamo raccontato il Castello di Fossano ha richiesto una particolare attenzione progettuale ed esecutiva, la stessa che dobbiamo osservare quando si interviene in ogni contesto di pregio.
Il principio di base a cui ci si deve richiamare indirizza verso forme e colori della tradizione, in armonia con il paesaggio, escludendo esplicitamente l’introduzione di forme e colori puramente imitative della tradizione stessa: questo porta inequivocabilmente ad utilizzare coppi in argilla.
Si deve essere molto attenti alla “collaborazione” tra i coppi di canale - nuovi - e quelli di coperta – di recupero. La natura, la materia, la forma dei due elementi, infatti, può dar luogo a sovrapposizioni poco precise e necessita di una cura scrupolosa in fase di posa.
Per questo è stato selezionato Coppostop di BMI Braas: un coppo in argilla dotato di nervature ad incastro ed aggancio, che consente una posa rapida e sicura.
Il coppo presenta una curvatura da 20 cm, come in uso in Piemonte, ed è dotato di tutti i pezzi speciali coordinati.
L’impresa esecutrice, la FARM sas, ha evidenziato un particolare affatto trascurabile: il geom. Michelangelo Monge, infatti ha sottolineato più volte come la particolare ruvidezza della superficie del coppo, dovuta alla natura delle argille utilizzate, consenta un’adesione molto soddisfacente tra il coppo canale e quello di coperta, definendo una maggior affidabilità del manto e rassicurando l’artigiano sulla bontà della sua opera.
Altro aspetto certamente primario riguarda la garanzia che BMI Braas assicura al suo prodotto: il Coppostop, infatti, possiede una garanzia di 30 anni. Questo aspetto è decisamente importante in un contesto come quello di Fossano, i cui inverni sono decisamente rigidi.
Prove di laboratorio serrate sottopongono il prodotto ad un’alternanza frequente di cicli di gelo e disgelo al fine di valutare la resistenza agli shock termici anche nei climi più freddi. Prove decisamente confermate se si pensa che la normativa in Italia richiede una resistenza a 90 cicli, quella dei paesi nordici a 150 cicli, mentre Coppostop resiste a più di 400 cicli.

Questo fa di Coppostop di BMI Braas un prodotto di grande qualità estetica e sicura efficienza in caso di ristrutturazione della copertura oltre che, naturalmente, qualora si costruisca un edificio tradizionale.

 

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Cosa è BMI Expert 

 

Ringraziamenti speciali:

  • Progetto: RTP Guido Aragona, Anna De Agostini, Massimo Vagnarelli, Michele Santarelli
  • Direzione dei lavori: Guido Aragona
  • Realizzazione intervento: Impresa Edile FARM sas di Savigliano ed al geom. Michelangelo Monge
  • Comune di Fossano
  • Referente dell’Agenzia Turistica Locale del Castello, per la sua gentilezza 
veduta castello Fossano

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