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Stratigrafia in copertura: cosa significa

Andiamo in profondità e scopriamo cosa significa strati del tetto
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Cosa sono gli strati protettivi?

Il tetto di oggi è efficace se chi lo pensa (il progettista, insieme al termotecnico) e chi lo esegue concretizzano un insieme di strati differenti che interagiscono tra loro e concentrano in un “pacchetto” quella funzione che un tempo svolgeva il “solaio” della nonna.

In passato, infatti, il sottotetto era quello spazio in cui si depositavano le cianfrusaglie ed i ricordi dei tempi andati, ma soprattutto costituiva una sorta di “bolla” che isolava l’edificio e gli ambienti abitativi sottostanti dall’esterno. Oggi, invece, disponiamo di bellissime mansarde abitabili.

Questa funzione protettiva deve essere necessariamente assolta da un tetto più complesso, costituito da diversi strati, aventi ognuno funzione differente.
 

Il concetto di stratigrafia

La stratigrafia è comune a molte situazioni, anche presenti in natura: pensiamo alla nostra pelle, fatta di tanti strati dalle numerosissime funzioni: quella di protezione dell’organismo dalle aggressioni esterne, di controllo dell’evaporazione dei liquidi e di regolazione termica.
Non tanto diverse dalle funzioni che dobbiamo considerare in una copertura.

Le nostre case sono composte da una serie di strati che assolvono a diverse funzioni:

  • protezione dalle intemperie
  • trattenimento del calore
  • isolamento
  • copertura
  • impermeabilizzazione
 

 

Un concetto antico

Se avete una giornata libera, può essere divertente e piacevole recarsi al Forte di Bard, in Val d’Aosta.
In questa bella fortificazione, recentemente restaurata, trovano spazio diversi spazi museali tra cui il Museo delle Alpi, dedicato alla vita sulle montagne vista da molteplici (e multimediali) punti di vista: storico, antropologico, climatologico, naturalistico.
In una delle sale ci si imbatte nella ricostruzione di una tipica abitazione “povera” delle montagne. È sorprende osservare come già l’uomo di allora avesse compreso la necessità di inserire differenti materiali per proteggersi al meglio:

  • le scandole in legno, sbozzate in modo rudimentale, realizzavano il manto esterno, allo scopo di far defluire la pioggia e riparare da polveri e neve
  • strati di pelli animali costituivano il rivestimento impermeabile ed impedivano le infiltrazioni dell’acqua piovana e della neve disciolta
  • uno strato consistente di paglia, consentiva di isolarsi dal freddo; la stessa paglia, mescolata con fango, costituiva la muratura esterna e veniva posizionata con un certo spessore tra i vari montanti verticali in legno.

 

Di fatto non stiamo inventando niente. È evidente che utilizziamo gli stessi principi che l’uomo ha dovuto sfruttare per sopravvivere: oggi disponiamo solo di tecnologie e materiali differenti, in alcuni casi più evoluti.

Verifichiamo che il nostro tetto sia caratterizzato dai vari strati interagenti. Solo così saremo certi della sua efficienza.

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